10/07/2017

Il Duomo Ritrovato

Nonostante la sua tipologia strutturale, pesante e datata, il Duomo di Carpi ha saputo resistere all’urto dell’azione del sisma senza implodere su se stesso. Come un gigante ferito ha presentato immediatamente le sue lesioni disseminate ovunque, dalle murature al tetto, dalle volte ai decori e soprattutto, in tutti quei manufatti che abitano architettonicamente la Cattedrale, e che si sono arresi sotto i colpi del terremoto.

Il tamburo ha riportato lesioni molto serie provocando distacchi e crolli che a loro volta hanno lesionato la copertura e l’interno. I costoloni retrostanti la facciata riportano le lesioni dell’azione sismica che ha fatto cadere la croce sul tetto fin dentro la navata, come le sfere di pietra ed altre decorazioni.

I grandi spessori delle murature hanno dato origine a una miriade di lesioni comunemente chiamate “crepe”. Gli interventi sono stati di ricucitura del tessuto murario esistente con mattoni simili, spesso previo prova a secco, e implementazione di murature nuove con tecnica armata.

Il carbonio è stato usato nel consolidamento delle volte, applicato sull’estradosso previa rasatura per rendere omogeneo la base di supporto. Risulta invisibile dal lato nobile decorato e conferisce alte prestazioni elastiche contenendo i pesi aggiunti.

L’intervento di restauro ha previsto l’utilizzo di materiali e soluzioni tecniche “reversibili” in modo da salvaguardare la natura originaria dell’opera. Lavorazioni fatte con mani sapienti, che sviluppano lavorazioni tradizionali che ripetono i vecchi gesti delle lavorazioni tradizionali, di cui i nostri centri storici sono pieni. Naturalmente lavori artigianali pregni di fatica.

Tratto da: “Carpi il Duomo ritrovato” a cura di Manuela Rossi (Edizioni APM)

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