Ospedale Niguarda Ca’ Granda
MILANO
ITALIA
Niguarda: l’efficienza è anche questione di spazi
Ca’ Granda di Milano, una vera e propria opera di razionalizzazione degli spazi per aumentare l’efficienza
della struttura sanitaria. Per migliorare la circolazione di personale e pazienti sono stati realizzati complessivamente due chilometri di cunicoli interrati. La struttura ha cercato di superare il concetto di “reparto” tradizionale e di puntare sulla creazione di blocchi ospedalieri autosufficienti dal punto di vista diagnostico e assistenziale.1.350
posti letto
17
sale operatorie
2
km di cunicoli
Descrizione dell’opera
Il progetto di costruzione e riqualificazione dell’Ospedale Niguarda è stato diviso in due macro fasi: la prima ha previsto la realizzazione di un parcheggio, del Blocco Sud e la ristrutturazione dello storico Padiglione Ponti e degli edifici di servizio sia logistico che tecnologico. La seconda, poi, è consistita nella realizzazione del Blocco Nord e della ristrutturazione del Padiglione Pizzamiglio. I due nuovi Blocchi, Nord e Sud, ospitano funzioni di ricovero, diagnosi e cura e sono adiacenti ai padiglioni storici, i quali sono stati valorizzati e integrati nella duplice funzione di ingresso e di ricovero. Inoltre, nel centro del Blocco Sud, è stata costruita una innovativa galleria coperta, il Niguarda Shopping Center, un’area di accoglienza con attività commerciali e di servizio.
Il Blocco Sud rappresenta il cuore del nuovo ospedale: dedicato ai reparti ad alta intensità, conta 469 posti letto, 27 postazioni di terapia intensiva, 77 ambulatori medici, 17 sale operatorie e 6 di interventistica cardiovascolare, 2 apparecchi di risonanze magnetica, 2 TAC e 7 radiologie. Il Blocco Nord ospita le specialità di base e di media intensità quali la Medicina Specialistica, Riabilitativa e alcune Chirurgie oltre al Dipartimento Materno-Infantile.
Il rispetto degli spazi di pregio storico
Per CMB intervenire sull’Ospedale Niguarda ha significato operare nel pieno rispetto e valorizzazione degli edifici monumentali originali, secondo le indicazioni fornite dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. Un impegno che si è concretizzato nell’utilizzo di macchine “soft” per la demolizione e in una programmazione dei lavori finalizzata a limitarne gli effetti sull’ospedale funzionante e a ridurre l’impatto ambientale sulla città.













