Alberghi Zona Fiera
RHO-PERO (MI)
ITALIA
Torri pendenti nero lucente
Le torri disegnate da Dominique Perrault ospitano 800 persone in 400 camere, accolgono anche un piano fitness e 6 suite.
Alla base delle torri si trovano i parcheggi e vasche d’acqua che riflettono le facciate in gres nero lucente. Anche le terrazze belvedere sulla sommità, sono scavate all’interno del volume.Le facciate sono ricoperte da 20mila lastre di vetro gres ventilate con intercapedine. Una tecnica innovativa per contenere la dispersione termica.
400
ore di lavoro
20
mesi di cantiere
20.000
lastre in vetro gres
Descrizione dell’opera
I nuovi alberghi rientrano in un più ampio progetto di funzioni compatibili quali negozi, strutture per la ristorazione e il tempo libero, spazi a verde. Le due torri in marmo segnalano da lontano l’ingresso d’onore della Fiera e i principali collegamenti pedonali tra i due piani sui quali sono strutturate le principali aree esterne. Hanno un aggetto di poco più di 11 cm ogni metro di altezza, ospitano l’albergo a tre stelle, rivolto verso la Fiera, e l’albergo a quattro stelle, rivolto verso il percorso pedonale coperto che unisce gli alberghi al Centro Congressi e, più lontano, verso la città di Milano. Le terrazze sulla copertura sono rivolte entrambe verso il Centro Congressi e l’ingresso d’onore della Fiera.

“Mi complimento con chi ha portato a termine la costruzione delle due strutture alberghiere nei tempi e costi previsti, in piena coerenza con i criteri alla base del progetto di Dominique Perrault”
Luigi Roth
Presidente di Fondazione Fiera Milano
Gli alberghi dell’architetto Perrault: due lucidi monoliti
Nel paesaggio del nord ovest milanese, i due alberghi sono chiaramente riconoscibili come parte del nuovo polo. Appaiono da lontano come due lucidi monoliti di marmo; avvicinandosi, si nota che i fronti sono trattati con finestre di diverse dimensioni che scandiscono le facciate seguendo un ritmo irregolare. Merito del progetto di Dominique Perrault, architetto e urbanista francese che si ispira al minimalismo americano grazie a “involucri complessi su volumi semplici”.




















